Buoni fruttiferi postali: tutto quello che c’è da sapere

Buoni fruttiferi postali: tutto quello che c’è da sapere

Buoni fruttiferi postali: tutto quello che c’è da sapere

02/06/2018
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Sono stati emessi per la prima volta nel 1924, sono garantiti dallo Stato italiano e sono stati scelti da decine di milioni di italiani, hanno uno stock di alcune centinaia di miliardi di euro eppure ci sembra sia piuttosto ridotta la platea di coloro che sanno cosa sono i buoni fruttiferi postali (di seguito Buoni postali).

Abbiamo quindi deciso di scrivere questo articolo per chiarire un po’ le idee intorno a questo evergreen che può, a ben vedere, essere considerato l’emblema del risparmio italiano.

I Buoni postali sono emessi dalla Cassa depositi e prestiti, una società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (che detiene una quota del 82,77%) e distribuiti in esclusiva da Poste italiane.


ATTENZIONE
Se stai cercando informazioni circa i Buoni fruttiferi postali in emissione in questo momento vai qui. Se invece sei interessato a conoscere le informazioni più importanti riguardanti questo tipo di prodotti finanziari, continua a leggere l’articolo. 😉

L’ultima relazione semestrale di Cassa depositi e prestiti (giugno 2016) riferisce che gli italiani possiedono uno stock di 136 miliardi di euro di Buoni di sua emissione a cui vanno aggiunti circa 70 miliardi di Buoni emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (fonte: relazione semestrale 2017 Poste italiane) per un totale di circa 210 miliardi di euro.

Questo tipo di prodotti finanziari ammonta a circa l’8% della ricchezza mobiliare degli italiani. Nonostante il fenomeno sia molto diffuso, l’impressione è che la conoscenza di questo strumento sia altrettanto scarsa di quella che si ha sui conti deposito o su altri prodotti di risparmio. Proveremo quindi a chiarirvi le idee in 10 punti, partendo dai concetti più semplici fino a quelli più complessi o meno conosciuti.


Cosa sono i buoni fruttiferi postali

Sono prodotti finanziari emessi dalla Cassa depositi e prestiti che godono dell’aggiuntiva (rispetto a quella dell’emittente) garanzia dello Stato italiano. Per questa caratteristica i Buoni non sono soggetti alla normativa sul bail-in.

I Buoni postali possono essere di diverse tipologie: ogni tipologia è caratterizzata da una diversa durata, una diversa tipologia di tasso o da una diversa struttura dei rendimenti. Dal 1924, anno in cui furono introdotti i Buoni Ordinari, si sono alternate sugli scaffali degli uffici postali ben 29 tipologie diverse di buoni fruttiferi postali: dai Buoni Ordinari ai Buoni a Termine, dai Buoni indicizzati all’inflazione ai Buoni 3×4, dai Buoni Diciottomesi a Buoni Europa.


I rendimenti

I rendimenti dei Buoni postali dipendono dalla tipologia. Nel corso degli anni sono stati emessi Buoni a tasso fisso, come i Buoni 3×4, Buoni indicizzati all’inflazione, Buoni indicizzati al BOT 6 mesi, come i Buoni Renditalia, o indicizzati allo Euro Stoxx 50, come i Buoni Europa.

Buoni in emissione dal 22 gennaio 2018

In questo momento sono in emissione le seguenti tipologie: Ordinario, 3 anni Plus, 3×2, 3×4 e dedicati i minori d’età.


Tassazione

I Buoni postali sono soggetti a due tipi di tassazione: la ritenuta fiscale sugli interessi e l’imposta di bollo.

Ritenuta fiscale

Ogni Buono viene tassato sugli interessi secondo il regime fiscale vigente al momento della sua emissione:

Buoni emessi fino al 20/09/1986: nessuna imposizione fiscale sugli interessi
Buoni emessi dal 21/09/1986 al 31/08/1987: ritenuta fiscale del 6,25%
Buoni emessi dal 01/09/1987 al 23/06/1997: ritenuta fiscale del 12,50%
Buoni emessi dal 24/06/1997: imposta sostitutiva del 12,50%

Tieni presente che, se possiedi un Buono emesso dal 21 settembre 1986 al 23 giugno 1997, la ritenuta fiscale va applicata in un modo diverso da come si applicherebbe oggi.

Per approfondimenti, consulta la sezione FAQ sui prodotti del Risparmio Postale a disposizione sul sito di Poste italiane (qui).

Imposta di bollo

A partire dal 2012, i Buoni fruttiferi postali sono soggetti all’imposta di bollo. L’imposta di bollo si applica il 31 dicembre di ogni anno sull’intero ammontare di Buoni con medesima intestazione.

Se il valore di rimborso lordo al 31 dicembre è inferiore o uguale a 5’000€, nulla è dovuto.

Se il valore di rimborso lordo al 31 dicembre è superiore a 5’000€ l’imposta si calcola moltiplicando l’aliquota annuale per il totale del nominale investito in Buoni con medesima intestazione. Ad ogni modo, nel 2012, 2013 e 2014 l’imposta di bollo era comunque dovuta nella misura minima di 34,20€.

Riassumendo, chiamato N il nominale investito in Buoni con la medesima intestazione, se al 31 dicembre il valore di rimborso degli stessi Buoni è superiore a 5’000€, l’imposta di bollo si calcola come segue:

  • Imposta di bollo 2012: 0,10% * N, con un minimo di 34,20€ l’anno
  • Imposta di bollo 2013: 0,15% * N, con un minimo di 34,20€ l’anno
  • Imposta di bollo 2014: 0,20% * N, con un minimo di 34,20€ l’anno
  • Imposta di bollo 2015: 0,20% * N
  • Imposta di bollo 2016: 0,20% * N
  • Imposta di bollo 2017: 0,20% * N
  • Imposta di bollo 2018: 0,20% * N
Rimborso dell’imposta di bollo
Per i Buoni emessi dal 2013 in poi, in caso di rimborso anticipato (cioè prima della scadenza) con interessi non sufficienti a compensare l’apposizione dell’imposta di bollo, verrà rimborsata la parte di imposta andata a detrimento del capitale.

 

Imposta di bollo per Buoni cartacei emessi prima del 2009
I Buoni cartacei emessi prima del 2009 non si cumulano con altri Buoni recanti la loro stessa intestazione. Per questi Buoni non si applica l’imposta minima di 34,20€. L’imposta di bollo di applica moltiplicando l’aliquota per il nominale investito ma, in ogni caso, ogni anno si dovrà pagare un minimo di 2€ di imposta di bollo.

Buoni fruttiferi postali: dove si possono acquistare?

I buoni fruttiferi postali possono essere acquistati in uno dei circa 13’000 uffici postali sia in forma dematerializzata che in forma cartacea.

Se si è in possesso di un conto corrente postale o un Libretto postale Smart abilitato ad operare online (c.d. Libretto Smart dispositivo), è possibile acquistare Buoni dematerializzati direttamente online senza doversi necessariamente recare in ufficio postale.


Buoni fruttiferi postali: cartacei o dematerializzati?

Tranne in alcuni casi particolari (es.: Buoni indicizzati all’inflazione, Buoni Premia), i buoni fruttiferi postali sono emessi in due forme: cartacea e dematerializzata.

Le risposte alle domande che seguono sono riportate nel sito di Poste italiane (qui) o nei Fogli Informativi dei buoni postali.

Buoni fruttiferi postali cartacei

Come sono fatti?

buoni fruttiferi postali

Un Buono in forma cartacea è un titolo cartolare (fatto di carta) di dimensioni simili a quelle di un assegno bancario. La presenza del titolo cartaceo è necessaria per le operazioni che coinvolgono il titolo (come il rimborso).

Come si acquistano?

Per acquistare un Buono cartaceo occorre recarsi in Ufficio Postale. Per completare l’acquisto non occorre essere titolari di un Libretto postale né di un conto corrente postale.
La transazione può avvenire in contanti, tramite assegno (bancario o postale) o utilizzando le somme a disposizione sul proprio Libretto postale o sul proprio conto corrente postale.

Come si rimborsano?

Un Buono cartaceo non può essere rimborsato parzialmente ma solo totalmente, cioè per l’intero importo facciale.
Per rimborsare un Buono cartaceo occorre necessariamente presentarsi all’Ufficio Postale muniti del titolo. Occorre inoltre la presenza di almeno uno dei titolari nel caso in cui all’emissione si sia scelta la facoltà di rimborso disgiunto. Se, invece, al momento dell’acquisto si fosse scelta la modalità di rimborso congiunto, per rimborsare il Buono occorrerà la presenza di tutti i titolari del titolo.

Che succede se smarrisco il Buono o se viene distrutto?

In ognuno dei due casi, per ottenere una copia del titolo, occorrerà denunciare il fatto alle autorità competenti e poi presentarsi all’ufficio postale di emissione per richiedere la duplicazione del titolo. Il costo di duplicazione ammonta a 1,55€ indipendentemente dal nominale sottoscritto.
La legge impone che il processo di duplicazione venga avviato dopo un periodo in cui viene affisso un annuncio/diffida. Il periodo di affissione è di 30 gg per Buoni con nominale inferiore a 516,46 € (il “vecchio” milione di lire), e di 90 gg per importi superiori.

Posso dematerializzare un Buono cartaceo?

Un Buono cartaceo può essere dematerializzato. Per chiedere la dematerializzazione di un Buono cartaceo occorre recarsi in ufficio postale e disporre di un Libretto postale o di un conto corrente postale recante la medesima intestazione del Buono.

Che succede se dimentico di rimborsare un Buono cartaceo?

Dopo la data di scadenza del Buono, il cliente ha 10 anni di tempo per portare il titolo al rimborso ed ottenere il capitale più gli interessi maturati. Dopo la scadenza il titolo diventa infruttifero (i.e. non matura più interessi) e, se non viene rimborsato, continua ad essere soggetto all’imposta di bollo anche negli anni a venire. Trascorso il decimo anno dalla data di scadenza, il Buono cade in prescrizione e non è più redimibile.

Buoni fruttiferi postali dematerializzati

Come sono fatti?

Un Buono dematerializzato è una registrazione contabile analoga a quella di un conto deposito o di un’obbligazione. Il cliente, al momento dell’acquisto riceve una rendicontazione dell’acquisto (una ricevuta) ma non avrà fisicamente il titolo in mano. Il valore del Buono e la sua presenza saranno consultabili a sportello o dall’Area Riservata del sito di Poste italiane.

Come si acquistano?

Per acquistare un Buono in forma cartacea occorre essere in possesso di un conto di regolamento, cioè di un Libretto postale o di un conto corrente postale. L’intestazione di un Buono dematerializzato sarà la medesima di quella del conto di regolamento.

La transazione può avvenire in contanti, tramite assegno (bancario o postale) o utilizzando i fondi a disposizione sul Libretto postale o sul conto corrente postale che diventeranno il conto di regolamento del Buono.

I Buoni dematerializzati possono essere acquistati direttamente online da un Libretto Smart dispositivo o da un conto corrente postale con funzionalità dispositive.

Come si rimborsano?

Un Buono dematerializzato può essere rimborsato parzialmente o totalmente.
Per rimborsare un Buono dematerializzato occorre la presenza di almeno uno dei titolari nel caso in cui si sia scelta la facoltà di rimborso disgiunto. Se, al momento dell’acquisto si fosse scelta la modalità di rimborso congiunto, per rimborsare il Buono occorrerà la presenza di tutti i titolari del titolo.
Per rimborsare un Buono dematerializzato ci si può recare in Ufficio Postale o farlo direttamente online (nel caso il Buono sia regolato su un Libretto Smart o un conto corrente postale con funzioni dispositive).

Un Buono dematerializzato ha meno rischi

Un Buono dematerializzato, trattandosi di una registrazione contabile, non può essere smarrito né distrutto. Inoltre, non può cadere in prescrizione perché al momento del rimborso il Buono si redime automaticamente e viene regolato in linea capitale e interessi sul conto di regolamento (Libretto o conto corrente postale).

Quanto sono rischiosi?

I buoni fruttiferi postali possono essere definiti i prodotti finanziari più sicuri presenti sul mercato. Infatti, nei Buoni postali il valore non scende mai sotto a quello di acquisto e in qualsiasi momento è possibile richiedere la liquidazione dell’investimento.

Proprio per questa grande sicurezza, i rendimenti sono generalmente inferiori a quelli di altre forme di risparmio (ricorda sempre: più rischio, più rendimento).

Ciononostante, anche questi strumenti sono soggetti a dei rischi. L’unico rischio a cui i buoni fruttiferi postali sono esposti è il rischio di credito, cioè è il rischio che l’emittente possa fallire e che quindi non sia più in grado di restituire le somme affidate. A questo proposito va ricordato che i Buoni postali e le somme giacenti nei Libretti postali godono della garanzia aggiuntiva dello Stato italiano.

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