Ragione o sentimento? Come scegliere il miglior investimento

Ragione o sentimento? Come scegliere il miglior investimento

Ragione o sentimento? Come scegliere il miglior investimento

05/03/2018
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investimento ragione o sentimento

“Tra le attività umane a me note, non ve n’è una verso cui la gente abbia un approccio più irrazionale della Borsa”

Così si esprimeva Nicolas Darvas, famoso broker finanziario, nel lontano 1958, a chi gli chiedeva come aveva fatto a guadagnare in soli 18 mesi circa 2.4 milioni di dollari in una prima delle forme di investimento finanziario conosciute nella storia borsistica americana.

Non ti sembra assurdo che un grande broker dichiari apertamente che le logiche che governano i mercati finanziari siano guidate dall’irrazionalità?

Chi ha studiato i modelli di matematica finanziaria, micro-economia o teoria dei giochi che descrivono le dinamiche e gli schemi di mercato sa bene che tutti partono dall’ipotesi che gli attori in campo siano razionali.
Nessun sentimento, nessuna decisione avventata, solo pura e semplice ragione.

Eppure quante volte da investitore, ti sei trovato ad agire di impulso?

Per avere successo in Borsa, le tue conoscenze di analisi tecnica o fondamentale non ti basteranno. Anche se possedessi una spiccata capacità di interpretazione dei trend di mercato o delle view macroeconomiche, non potrai affidarti esclusivamente a questa. Puntare sulla diversificazione, nella creazione di un portafoglio d’investimenti performante, ti potrà dare sicuramente un valore aggiunto, ma non ti sarà sufficiente.

Cosa serve per avere successo negli investimenti?

La Borsa in quanto tale, non è altro che un mercato nel quale si incontrano gli interessi opposti e complementari di chi decide di comprare e chi decide di vendere. Alla base di queste scelte c’è un complesso gioco tra le pulsioni della pancia e la razionalità del cervello, proprie di ogni individuo. Nessuno escluso.

In questi mesi, tutti gli organi di stampa hanno battute notizie sull’impennata del valore del Bitcoin. Intorno a noi, persone di estrazioni diversissime tra loro hanno acquistato questo asset senza neanche sapere bene cosa fosse. Infermieri, tassisti, commercialisti e avvocati tutti hanno acquistato qualche frazione di Bitcoin o Ethereum o altre criptovalute con la speranza di ritrovarsi in tasca la Apple del futuro.

E tu? Hai acquistato Bitcoin o altre criptovalute?

Se non lo hai fatto possiamo scommettere che almeno una volta hai dovuto combattere con te stesso perché non farlo, sembrava perdere un’occasione irripetibile.

Se hai deciso di armarti per l’avventura e addentrarti nella giungla dei mercati finanziari, devi avere chiaro che il primo grande dilemma non sarà cosa mettere nel tuo portafoglio, quanto piuttosto se sia meglio affidarsi alla ragione, alla tecnica, alle conoscenze o dar voce al proprio istinto, all’idea?

E questo dilemma si farà ancor più dilaniante man mano che diventerai più familiare con gli strumenti finanziari.

Quante volte, comprando, ti sei detto: “Conosco questo titolo. Ora è sottovalutato ma tornerà sopra.”?

La confidenza potrebbe diventare il tuo peggior nemico.

In generale devi tenere presente che psicologia e finanza si fondono più di quanto tu possa immaginare.

Di questo gli economisti erano consapevoli fin dall’epoca classica della teoria economica.

Già nel 1759, uno dei maggiori protagonisti della scienza economica, Adam Smith, col suo saggio “Teoria dei sentimenti morali”, ha segnalato l’influenza dei comportamenti psicologici della natura umana nelle scelte economiche. Ormai quasi tre secoli fa!

Il XX secolo ha dato i natali all’egoista, perfettamente razionale e perfettamente intelligente, Homo Economicus teorizzato da von Neuman e Morgenstern.

In seguito furono Daniel Kahneman  e Amos Tversky col loro lavoro dal titolo Prospect theory: Decision Making under Risk” a segnare la ribalta di quella che oggi è denominata Finanza Comportamentale.

La Finanza Comportamentale (o Behavioral Finance) ha l’obiettivo di integrare le teorie economiche classiche con tutte le dinamiche psicologiche e sociali che spingono l’individuo a prendere decisioni e che l’economia definirebbe finanziariamente non razionali.

Analizzando i comportamenti umani, è sempre più evidente, infatti che l’uomo, nella selezione degli impulsi esogeni, non si muove considerando esclusivamente il valore oggettivo delle sue scelte ma soprattutto seguendo impulsi di tipo intuitivo.

Questo vale anche (e soprattutto) quando si parla della scelta di un investimento finanziario.

Le scelte di investimento coinvolgono una serie di istinti atavici e difficilmente sopprimibili come la paura di perdere, il desiderio di far parte di una comunità o quello di essere riconosciuti e invidiati.

I bias cognitivi nella scelta degli investimenti

Tutti siamo influenzati dai cosiddetti bias cognitivi. Il grado di influenza che ogni bias esercita su di noi può variare per questioni caratteriali e culturali ma questo non toglie che esista uomo non affetto da bias cognitivi.

Ma cosa sono questi bias cognitivi?

Facciamo qualche esempio per capire meglio.

Hai mai provato una sensazione di disagio utilizzando soluzioni d’investimento extra-italiane o non appartenenti ad una segmento di mercato specifico? Ti senti un drago nel settore tecnologico e investi solo in aziende di questo settore?

Te, come me, sei stretto nel cosiddetto “home bias”, cioè l’errore di investire in quello che tu pensi di conoscere meglio: questa trappola della mente ti impedisce di ottenere una corretta diversificazione del tuo portafoglio.

Quando il mercato crolla, il panico ti attanaglia e cominci a vendere?

Se tutti guadagnano, ti precipiti anche tu, preso dalla frenesia all’acquisto?

Il tuo collega sta performando da un investimento e tu lo segui a ruota senza domandarti se tale formula può essere adatta ai tuoi obiettivi?

Fai attenzione, sei soggiogato dal cosiddetto “effetto gregge”, un’irrefrenabile tendenza a seguire la massa anche nelle scelte sbagliate. 

Affronteremo questi bias cognitivi più approfonditamente nei prossimi articoli, analizzando la loro origine e la loro influenza sulle nostre decisioni di investimento.

Ricorda sempre che le tue scelte non sono mai perfettamente razionali. Non puoi prescindere dalle tue emozioni e non puoi sopprimerle. 

Non farti fuorviare dalla convinzione che la tua ragione possa essere l’unica protagonista. Cadresti in un altro bias cognitivo, quello dell’eccesso di sicurezza o illusione del controllo, cioè la presunzione di controllare ciò che non può essere controllato (come il mercato azionario).

Gestire non sopprimere

L’obiettivo è imparare a gestire l’emotività.

Warren Buffet, il genio della finanza che ha fatto fortuna centrando moltissimi colpi in Borsa, diceva:

“L’investimento deve essere razionale. Se non lo capisci, non farlo.”.

Ma come riuscire a non cadere nei numerosi bias cognitivi? Come non farsi influenzare dalle proprie emozioni?

Continua a leggere i nostri post sulla finanza comportamentale 😉 e continua ad accrescere la tua consapevolezza e le tue conoscenze. Così gradualmente imparerai a tenere sotto controllo la tua emotività e le impedirai di condizionare le tue scelte.

Non senti tua la materia o sei particolarmente sensibile a certi bias? Non demordere.

Affidati ad un consulente finanziario professionista che sia in grado di accompagnarti nelle tue scelte d’investimento in modo razionale, evidenziando e soddisfacendo i tuoi bisogni.

Ricorda che se vuoi migliorare la redditività del tuo portafoglio, prima di lanciarsi alla ricerca del miglior fondo o del segreto di mercato, devi lavorare sulla più grande risorsa che hai a disposizione.

Te stesso.

Sei infatti tu, nella tua componente umana, la causa prima del tuo successo negli investimenti.

Prima di investire nel tuo portafoglio, investi in te stesso.

 

 

 

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