Banche e panico da bail-in: più che essere sicuri serve COMUNICARE di essere sicuri!

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Non siamo ancora nella condizione di dire di esserci lasciati alle spalle le vicende di Banca Popolare di Vicenza e di Banca Etruria. Molte, infatti, sono le famiglie, i risparmiatori, che stanno pagando sulla propria pelle le scelte inadeguate (quando non scellerate) compiute dai manager di queste banche.Se da un lato, quindi, le notizie dal fronte bancario sono state funeste, l’introduzione dal 1° gennaio 2016 della normativa europea sul bail-in – che impone di gestire le crisi bancarie con risorse private (i soldi dei clienti) piuttosto che accollandole ai contribuenti (con le tasse) – ha composto uno scenario a tinte fosche in cui i risparmiatori si sono ritrovati a contribuire di tasca loro al salvataggio della propria banca insolvente.

D’altra parte, sono ormai trascorsi sei mesi da quando la direttiva europea sul bail-in è stata recepita dal nostro sistema bancario; viene quindi da chiedersi: come hanno reagito le famiglie italiane ai recenti fallimenti e all’introduzione della nuova direttiva sul bail-in?

Voci di corridoio in ambiente bancario riferiscono che le vicende appena descritte abbiano provocato flussi anomali nelle casse di alcuni istituti finanziari.

In certi ambienti si mormorava: “La gente sta portando i soldi con i secchi”

Andando a scartabellare tra le relazioni trimestrali delle maggiori banche italiane troviamo in effetti che Intesa Sanpaolo (CET1 ratio 12.9%) ha totalizzato una Raccolta Netta (RN) complessiva positiva per quasi 8 miliardi di euro nel primo trimestre 2016 (di cui 1,1 miliardi tra conti correnti e depositi). Non male per la banca fisica più solida d’Italia ma neanche un record. Lo scorso anno ha fatto meglio (+4,4 miliardi).

Sebbene non sia una banca, non si può non menzionare Poste Italiane che raccoglie principalmente per conto della Cassa Depositi e Prestiti (con il Risparmio Postale) e per Poste Vita (con i prodotti assicurativi). Proprio per questo non è rilevante il coefficiente di stabilità patrimoniale di Poste che, dal punto di vista della percezione di sicurezza, beneficia da decenni della partecipazione (e del controllo) dello Stato nel suo azionariato. Nel I trimestre 2016 Poste Italiane aumenta di 10 miliardi di euro le masse gestite/amministrate (nonostante il taglio alla gamma e ai rendimenti del Risparmio Postale occorso durante il primo trimestre).

Scendendo per livello di patrimonializzazione, ma rimanendo nel campo delle banche fisiche, troviamo Banco Popolare (CET 1 ratio fully phased 11.7%) che inverte la tendenza: la RN dei depositi è negativa per 1.5 miliardi di euro  (-8.5% su base annuale) mentre è stabile sul risparmio gestito; questo, nonostante le offerte sui depositi vincolati effettuate nel corso del I trimestre (Youbanking all’1% a 18M). Raccolta amministrata negativa e raccolta gestita stabile: che sia un segno di fly-to-quality?

Maglia nera di questa nostra breve indagine è Monte dei Paschi di Siena (CET1 ratio fully loaded: 11.4%) con una RN depositi di -4 miliardi di euro (nonostante i tassi appetitosi offerti su questo segmento di raccolta per tutto il I trimestre). Alcuni non si diranno sorpresi, ma a onor del vero la banca di Fabrizio Viola si sta comportando bene dal lato della messa in sicurezza dei conti: nel 2015 ha restituito i Monti Bond e ora vanta uno dei CET1 ratio più alti tra quelli delle banche fisiche italiane. La sensazione è che alla banca senese manchi un salto comunicazionale che sappia riscattarla e riposizionarla lasciandole il passato alle spalle.

Salto che sembra invece aver fatto quella che finora è la grande assente dalla nostra indagine, Unicredit (CET1 ratio fully loaded: 10.85%) che, nonostante abbia il più basso indice di solidità patrimoniale tra le maggiori banche fisiche italiane, ha totalizzato +5 miliardi di euro di RN sui depositi nel I trimestre 2016 (nonostante l’assenza di offerte su questi strumenti nello stesso periodo). I risultati suggeriscono che la banca sia stata in grado di imprimere nella vasta platea della clientela retail una sensazione di stabilità e affidabilità sebbene si facciano sempre più numerose le voci che sollevano dubbi sulla reale salute del gigante bianco-rosso.

Interessanti poi i casi delle banche “non fisiche” (totally online o con reti di promotori): Finecobank(CET1 ratio: 21.31%) registra circa +1 miliardo di euro di RN diretta (+39% rispetto al corrrispondente periodo del 2015), Che Banca! (CET1 ratio: 12.50%) totalizza un sobrio +300 milioni di euro sui depositi, Banca Mediolanum (CET1 ratio: 19.70%) riferisce di una RN totale positiva per 1.7 miliardi di euro (+66% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) nonostante una politica di tasso non aggressiva. Proprio quest’ultima riferisce nella sua relazione trimestrale che “una significativa impennata (nella Raccolta, ndr) si è registrata (…) favorita dalla situazione generale di ricerca di qualità e solidità da parte dei risparmiatori“.

Sembra proprio che Finecobank e Mediolanum abbiano quindi azzeccato la propria campagna di comunicazione, la prima puntando sulla semplicità, la seconda sulla solidità. Questo ha fatto sì che potessero essere meno aggressive sui tassi offerti alla clientela ma comunque portare a casa il risultato.

Interessante è anche osservare che banche online e banche fisiche sembrino avere clientele quasi completamente separate. Se infatti ci fosse un’intersezione importante avremmo osservato una raccolta negativa sulle banche fisiche e positiva sulle banche online (tipicamente caratterizzate sia da coefficienti patrimoniali che da tassi di rendimento più alti).

Sebbene sia quindi difficile averne una conferma inconfutabile con i soli dati delle relazioni trimestrali, l’impressione che ricaviamo da questa breve indagine è che sia effettivamente avvenuta una migrazione del risparmio amministrato (ora quasi totalmente su conti deposito e conti correnti) ma che questi movimenti siano stati influenzati più dalla reputazione dell’istituto presso i risparmiatori piuttosto che dalla sua reale solidità/fragilità.

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