Banche venete: i messaggi non-verbali dello Stato agli italiani

Banche venete: i messaggi non-verbali dello Stato agli italiani

Banche venete: i messaggi non-verbali dello Stato agli italiani

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Alzi la mano chi non ha sentito parlare della comunicazione non verbale!

Non credo siate in tanti con la mano alzata. Ormai è un mantra: formazione aziendale, serie TV, libri…ne parlano tutti! Quando parliamo comunichiamo molto più di quanto significato dalle nostre parole e lo facciamo…con i gesti.

Noi esprimiamo un concetto e nello stesso tempo il nostro corpo invia a chi ci ascolta un messaggio fatto di gesti, sguardi, reazioni inconsce. Dalla posizione delle braccia o delle gambe, dal tamburellare delle dita alla posizione della schiena, tutto invia segnali. Il nostro stare al mondo invia continuamente messaggi simbolici.

Abbiamo assistito in questi giorni alla vicenda che ha coinvolto Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Lo Stato sborserà ben 5,2 miliardi di euro per salvare gli istituti ed evitare la chiusura degli sportelli.

Evitando di entrare in facili retoriche – riguardanti i molti altri ambiti in difficoltà nel nostro Paese che avrebbero felicemente accolto una tal somma – l’impressione è che i nostri politici ed economisti siano tra i pochi che ancora ignorano l’importanza della comunicazione non verbale perché, al di là delle loro dichiarazioni, sono ben altri i messaggi che l’operazione “Banche venete” sta inviando al popolo italiano.

Ecco quindi tre messaggi subliminali (ma neanche troppo) che la goffa gestione del crack delle banche venete sta inviando ai risparmiatori italiani:

Non c’è legame tra rischio e rendimento

Questo è uno dei capisaldi della cultura finanziaria. Qualsiasi indagine di mercato che indaghi questo tipo di conoscenza ha al suo interno una domanda diretta riguardo sulla relazione tra queste due grandezze. Sono due facce della stessa medaglia, non esiste rendimento senza rischio e viceversa. Quando il rendimento offerto è alto anche il rischio è alto perché in finanza non esistono pasti gratis (no free lunches), non esistono occasioni, saldi imperdibili etc. E’ tutto a mercato, se un prodotto ti sembra conveniente rispetto agli altri è perché probabilmente non hai capito il Foglio Informativo. Dopo la (recente, sigh!) vicenda di Banca Etruria e Banca Marche ci saremmo aspettati un messaggio in continuità:”Se mi dimostri che il tuo portafoglio non era adatto al tuo profilo di rischio e che ti hanno appioppato roba tossica, ti salvo, altrimenti paghi.”

Purtroppo non è andata così. Tana libera tutti. E poi non lamentiamoci che nel nostro paese di risparmio e investimenti non si capisce un tubo.

Non sono io responsabile di come investo, è lo Stato

Già, perché se io affascinato da rendimenti da favola decido di investire in un subordinato di una banca italiana a rischio default non dovrò certo preoccuparmi della possibilità che fallisca. Se succede, paga lo Stato.

Guardate la distribuzione dei rendimenti dei conti deposito offerti dalle due banche fallite confrontati con il resto del mercato (qua i conti deposito migliori del momento) . E’ evidente che sia qualcosa che non va, no? Eppure i grandi risparmiatori (depositi >100k) hanno comunque tenuto i loro soldi lì, confortati da un tassi di rendimento fuori mercato..

Io soldi ci sono, ma solo per le banche

Sarà un ragionamento populista, sarà quel sarà, ma questo è il messaggio che viene inviato. Quando si chiedono soldi per le strade, per le famiglie, per gli sgravi fiscali, per opere pubbliche ci vogliono tempi biblici, assistiamo a incagli continui, problemi burocratici, problemi a mettersi d’accordo tra gli schieramenti politici e, alla fine, non si combina mai nulla. Quando si tratta di banche o Europa…et voilà! Tutti i politici d’accordo, nessun vincolo di bilancio e il vil denaro compare dal cilindro in un battibaleno.

Sarà una tesi populista, sarà quel che sarà, ma che le banche abbiano una via preferenziale in barba alle normative fiscali nostrane ed europee è fin troppo evidente e, qui, di non verbale o subliminale c’è ben poco.

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