Brexit & Sun-Tzu: teoria orientale e pratica occidentale

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Circa duemilatrecento anni fa, in una regione corrispondente all’attuale Cina settentrionale, un manipolo di generali mise per iscritto la propria saggezza collettiva. Questa raccolta di indicazioni strategiche e tattiche chiamato “L’arte della guerra”, ma in Cina ancora indicato con il più breve “Sun-Tzu” dal nome del patriarca di questa stirpe di generali, fornisce consigli al comandante di un esercito perché sia in grado di guidare i propri uomini nelle insidie del campo di battaglia.

Proprio per questo Sun-Tzu è diventato “la bibbia” dei futuri manager che affollano le più prestigiose Business School di tutto il mondo.

Perché è diventato così famoso?

Come diceva Andreotti: “a pensar male si fa peccato ma ci si piglia quasi sempre“, per questo il mio onestissimo parere da incompetente è che questo sia l’ennesimo caso di cultura orientale scoperta dagli americani, portata nella loro grandi università perché faceva il paio con l’immagine del grande leader d’azienda che diventava anche leader sociale (alla Henry Ford e Steve Jobs per intenderci) e perché non conteneva riferimenti religiosi, gran cosa, quest’ultima, perché ne garantiva l’accesso a tutte le cattedre senza tema di essere tacciati di clericalismo. Il successo ottenuto negli States gli ha garantito l’accesso in Europa (ormai da anni sempre più follower del gigante a stelle e strisce su tematiche di marketing strategy/team building/leadership).

Ma nonostante abbia un’opinione critica sul modo in cui questo testo sia entrato nella nostra cultura. non posso tacere che esso, a onor del vero, contenga molti spunti interessanti per un manager che voglia imparare a gestire, valorizzare e portare al successo il suo team.

In particolare, scorrendolo in questi giorni, mi ha colpito questo passo del Capitolo 10:

Le operazioni militari sono sottoposte a sei pericoli: fuga, insubordinazione, debolezza, frana, disordine e sconfitta

Questi sei pericoli non sono calamità del destino, ma dipendono dal generale

Quando le truppe sono determinate e gli ufficiali deboli si avrà “insubordinazione”

Quando il generale è debole e non ha autorità, i suoi ordini e le sue intenzioni non sono chiari, gli ufficiali e le truppe saranno incostanti, le formazioni delle operazioni militari confuse: questo è il cosiddetto “disordine”

Nel leggere questo passo mi è subito tornato alla mente il recente risultato del referendum inglese. Le analogie e gli spunti sono diversi:

“Mai dare al popolo la possibilità di votare su questioni così importanti e tecniche”: in questi giorni ho sentito più volte questa frase rivolta alla scelta di Cameron di mettere in mano al popolo inglese la decisione di rimanere o uscire dall’Unione Europea. Immagino il generale Sun-Tzu rispondere così a quest’affermazione:

“I pericoli non sono calamità del destino ma dipendono dal generale”

Eh già, perché non si può sintetizzare il risultato del referendum con un fatalistico “hanno deciso i poveri, gli ignoranti, i razzisti, gli xenofobi”. Questo sarebbe ignorare che sono ben 17 milioni, il 37% degli aventi diritto, le persone che hanno votato per andarsene dall’Europa. Sono tutti ignoranti o xenofobi?

Sun -Tzu ci direbbe che il motivo del Brexit è da ricercarsi nel generale, in Cameron e soprattutto nella stessa Europa, che non sono riusciti a comunicare in modo efficace l’utilità dell’UE.

Questa Europa è un disastro comunicativo! Poco prima del Referendum si sono susseguiti sui blog, testate giornalistiche, telegiornali, per non parlare delle grandi banche o fondi di investimento, articoli sugli effetti dell’uscita del Regno Unito dall’Europa.

Forse qualcuno non si è posto la domanda, ma vi sembra normale che qualcuno ci debba spiegare gli effetti dell’uscita dall’Europa? E’ dal 1950, con la Dichiarazione Schuman, che la politica parla di Unione Europea come unione economica e sono più di vent’anni che i cittadini italiani, inglesi, tedeschi, francesi, polacchi (e compagnia bella) hanno sotto gli occhi gli effetti dell’Unione Europea: perché dovrebbero aver bisogno che qualcuno spieghi loro che cosa succederebbe se uscissero dall’Unione Europea?

E’ come se da domani i giornali cominciassero tutti a scrivere su come sarebbe il mondo senza la grafite. Ci sarebbe bisogno di spiegarlo? E non mi venite a dire che il concetto di Europa è più complesso della grafite, che molte questioni sono tecniche e le persone non possono capirle. Quanti sanno che con la grafite ci si fanno delle barre per assorbire le radiazioni nelle centrali nucleari? Immagino pochi. Senza grafite interi paesi avrebbero problemi ad approvvigionarsi di energia. Sarebbe una catastrofe! D’altra parte, alla maggior parte delle persone non serve un motivo così grave per dire che la grafite serve: gli basta sapere che NO GRAFITE-NO MATITE. E’ facile.

Forse che un operaio di Birmingham capisce meno di un analista della City se la sua azienda lavora di più o di meno grazie all’Europa?

C’è poi un altro aspetto: che cosa si ottiene mixando la mentalità testarda, indipendente, isolana, orgogliosa degli inglesi con un’Europa burocratica, lenta, incapace di incarnare quell’ideale di solidarietà che ne è sempre stata la ragion d’essere, divisa, non protagonista, impreparata ad affrontare il dramma dei sempre maggiori flussi migratori?

Il buon Sun-Tzu risponderebbe così:

Quando le truppe sono determinate e gli ufficiali deboli si avrà “insubordinazione”

Esatto, insubordinazione e quindi Brexit! Succede che me ne vado, che non ci sto, che non capisco perché sto dentro l’Europa e mi sembra che questo Moloch sia solo capace di starmi tra le gambe, che incateni e ostacoli i miei processi decisionali.

E per noi italiani, per noi francesi, per noi che stiamo ancora dentro l’Europa, Sun-Tzu non ha lasciato niente? Certamente, anche per noi c’è qualcosa:

Quando il generale è debole e non ha autorità, i suoi ordini e le sue intenzioni non sono chiari, gli ufficiali e le truppe saranno incostanti, le formazioni delle operazioni militari confuse: questo è il cosiddetto “disordine”

Non è forse quello che viviamo tutti i giorni? Abbiamo forse chiaro dove sta andando quest’Europa? Ce l’hanno data la vision, l’immagine della futura Europa, quella per cui stiamo facendo sacrifici oggi, quella per cui il popolo greco è allo stremo? No, non abbiamo nulla, solo le raccomandazioni stentate di una classe politica (non solo italiana) rivolta verso il proprio elettorato, incapace di lasciare che un sogno popoli le menti degli europei e di generare un vento che li spinga verso un’unica direzione. L’unico vento che soffia è quello della paura dei mercati finanziari, che reagiscono nervosi a qualsiasi notizia anti-europeista e che svolgono allo stesso tempo la parte del cattivo, quando non vanno nella direzione auspicata dal politico di turno, e la parte del certificatore della bontà dell’Idea-Europa e dei principi del fiscal-compact (vincolo di bilancio in primis), quando si riducono gli spread di un paese che pian piano “ridiventa virtuoso”.

Che fare quindi? Anche qui l’ “Arte della guerra” ci fornisce uno spunto:

Se conosci il nemico e conosci te stesso, nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo

Quando questa Europa riconoscerà che il suo nemico è la divisione e riscoprirà che la sua ragion d’essere, la sua identità, è nei principi di unione e solidarietà tra i popoli che l’hanno fondata, allora non avrà più da temere nessun futuro Brexit o Grexit o Frexit perché tutti sapremo per cosa stiamo combattendo.

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