Ricorso Buoni Fruttiferi Postali: ecco quando è possibile richiederlo

Ricorso Buoni Fruttiferi Postali

Se hai sottoscritto uno o più Buoni Fruttiferi Postali tra il 1 luglio 1986 e il 23 giugno 1997, c’è la possibilità che siano presenti degli errori.

Questo significa che potresti aver diritto a interessi più alti rispetto a quelli segnati sul buono.

Vuoi sapere come scoprire se possiedi un Buono con errori e come muoverti per far valere i tuoi diritti?

Sei nel posto giusto! Oggi approfondiamo insieme proprio questo argomento e scopriremo come devi muoverti a riguardo.

Cosa sono i BFP

I Buoni Fruttiferi Postali sono uno strumento di investimento molto utilizzato in Italia.

Come mai?

Perché hanno un livello di sicurezza molto più elevato rispetto a tutti gli altri metodi di investimento, grazie alla loro indipendenza dalle fluttuazioni dei mercati.

Questo significa che a prescindere dallo stato di salute dell’economia globale, il valore e il rendimento dei buoni non viene intaccato.

Così il risparmiatore che ha deciso di investire in essi è sempre a conoscenza del valore e del rendimento, e non deve preoccuparsi di eventuali alti o ribassi.

Inoltre sono privi di costi di gestione, possono essere cointestati ad altre persone e rientrano nel regime di tassazione agevolata: ovvero del 12,50%.

BFP con errori

Tra  il 1 luglio 1986 e il 23 giugno 1997, Poste Italiane ha rilasciato Buoni Fruttiferi Postali tramite un meccanismo che potrebbe aver causato un sacco di errori.

Praticamente l’Agenzia utilizzava moduli che erano di serie precedenti e a questi veniva attaccato un timbro che presentava i tassi della serie nuova. Tassi nuovi che erano più bassi rispetto a quelli precedenti.

Ciò significa che questi Buoni hanno una tabella con i tassi della serie precedente, i quali però sono stati sostituiti da un timbro che mostra quelli della serie successiva, più bassi.

Andiamo a scoprire più nel dettaglio quali sono quindi i tipi di Buoni che potrebbero presentare dei problemi

I principali problemi avvenuti con i BFP

Ci sono stati vari problemi negli anni con diversi tipi di Buoni Fruttiferi Postali. Non tutti infatti sono uguali e ognuno di questi ha un propria storia e una possibile diversa soluzione.

Andiamo a scoprirli uno per uno.

BFP serie Q

Questi buoni sono stati emessi dopo il 13 giugno del 1986 e all’epoca si chiamavano di serie P, che dopo il Decreto Ministeriale diventarono di serie Q.

Questa modifica ha abbassato i tassi d’interesse.

Per diversi motivi, Poste ha deciso di utilizzare tutti i moduli della serie precedente fino all’esaurimento totale, dando però vita così a un grosso problema di interpretazione.

Sui moduli vecchi, infatti, che mostravano le condizioni della serie P, sono stati apposti i timbri facenti riferimento alla serie nuova, la Q, per tentare di sottolineare come quel titolo facesse parte della nuova serie, quindi con tassi di interesse minori.

Il timbro Q faceva quindi riferimento ai tassi di interesse da applicare ai primi 20 anni, non dicendo nulla sui dieci successivi.

Ed è proprio qui che nasce il contenzioso.

Il motivo della discussione riguarda il calcolo degli interessi per gli anni che vanno dal 21° al 30°. Secondo le Poste, il fatto che non ci siano ulteriori indicazioni significa che anche per i dieci anni rimanenti valgono le condizioni del Decreto Ministeriale, ovvero tassi di interesse più bassi, gli stessi dei primi venti.

Secondo i risparmiatori, invece, agli ultimi dieci anni dovrebbero essere applicati gli interessi della serie P, quella precedente al Decreto Ministeriale, e quindi tassi di interesse più alti.

La legge si è pronunciata e ha dato ragione ai risparmiatori, costringendo Poste Italiane a rimborsare i buoni della serie Q, calcolando per gli ultimi dieci anni i tassi previsti dalla serie P.

Serie A1, AA1, AA2 e AA3 stampati sui moduli della precedente serie AF o CE

Altre serie di buoni postali che potrebbero avere problemi sono le seguenti: A1, AA1, AA2 e AA3.

Anche in questo caso la storia è sulla stessa riga di quella precedente.

Questi buoni sono stati emessi da Poste Italiane durante i primi anni 2000. L’Agenzia ha ancora una volta adoperato dei moduli della serie precedente, come per esempio AF o CE. A queste erano associate dei tassi di interesse maggiori rispetto a quelle successive.

Tutto ciò è stato fatto senza mettere in evidenza un timbro che indicasse i nuovi rendimenti, più bassi.

Poste Italiane si è difesa dichiarando che i risparmiatori avrebbero dovuto sapere che stavano sottoscrivendo dei buoni che non erano più in vigore.

Alla fine ad avere la meglio sono stati propri i risparmiatori. La legge infatti ha determinato che non essendovi stato apposto alcun timbro che evidenziasse il tipo di tasso di interesse, i clienti avevano il diritto di ricevere il rendimento che era previsto dalla serie AF e CE, anche se queste non erano più in vigore.

BDF cointestati

I Buoni Fruttiferi Postali possono essere intestati a più persone e in questo specifico caso uno dei problemi che può presentarsi è la morte di un intestatario.

L’altro individuo può tranquillamente riscuotere il titolo?

Partiamo da una premessa. Solitamente i Buoni cointestati hanno su una facciata la scritta PFR che sta per pari facoltà di rimborso. Questa è una clausola che permette a ogni titolare di riscuotere il buono anche se gli altri non ne hanno dato il consenso.

Poste Italiane però sottolinea che questa clausola non sarebbe valida in caso del decesso di un titolare. Questo significherebbe che – per riscuotere il buono – sarebbe necessaria la firma tutti gli intestatari (o degli eredi) e una copia della denuncia di successione.

La legge è arrivata alla conclusione che il buono può essere tranquillamente riscosso anche senza la firma degli intestatari e della denuncia di successione, in quanto i Buoni Fruttiferi Postali non rientrano nella categoria dell’attivo ereditario.

Al risparmiatore sarà quindi sufficiente presentare prima una lettera di reclamo a Poste Italiane e successivamente il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario.

Furto o smarrimento del titolo

Cosa succede se il Buono viene smarrito o rubato?

Teoricamente gli intestatari del Buono devono semplicemente chiedere a Poste un duplicato del titolo, nient’altro. Alla scadenza potranno tranquillamente riscuoterlo come se non sia accaduto nulla.

È successo però che Poste Italiane si sia rifiutata di dare una copia del Buono, affermando che questo era già stato riscosso più di dieci anni prima. Secondo l’Agenzia, il diritto dell’intestatario di poter avere il duplicato era quindi già prescritto.

La legge anche in questo caso si è espressa a favore del risparmiatore. Ha affermato infatti che Poste è obbligata a dimostrare che il Buono in questione sia già stato riscosso e in caso non sia in grado di farlo l’intestatario avrà il diritto di ricevere la copia.

Come fare ricorso in caso di problemi

Dopo aver capito in quali di questi problemi il tuo Buono possa essere incorso, ti chiederai come muoverti per richiedere i tuoi diritti.

Ci sono tre diverse opzioni a disposizione del risparmiatore che detiene un BFP affetto da errori:

  1. Presentare la lettera di reclamo a Poste Italiane e successivamente fare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario
  2. Utilizzare il ricorso per decreto ingiuntivo facendo riferimento all’autorità giudiziaria competente
  3. Agire tramite il procedimento sommario di cognizione ex art.702 bis c.p.c avendo prima provato la mediazione obbligatoria

Conclusioni

In questo nuovo articolo abbiamo scoperto insieme quali tipi di Buoni possono essere affetti da errori e soprattutto come muoversi per fare valere i propri diritti.

Ora sono sicuro che avrai le idee più chiare e potrai risolvere qualsiasi dubbio o problema relativo a tutti i tuoi Buoni.

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