Come risparmiano le famiglie in un mondo a tassi zero?

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E’ sotto gli occhi di tutti l’attuale contesto di mercato in cui i tassi di rendimento sono ridotti a zero e, in molti casi, sono sotto questo livello; è ormai da ottobre 2015 che l’asta BOT 6 mesi restituisce un rendimento negativo e la curva dei rendimenti dei titoli di Stato italiani è sotto lo zero fino a 3 anni.

La liquidità costa cara alle banche e, sebbene per ora vi siano solo pochi casi isolati in europa (dal 31 maggio Rothshild e Julius Baer applicheranno tassi di interesse negativi ai conti con più di 100 mila euro), molte banche stanno accarezzando l’idea di porre tassi negativi sui conti correnti.

In un contesto come questo, le famiglie italiane dove stanno mettendo i loro risparmi?

L’ultimo rapporto della Banca d’Italia ci dice che gli italiani detengono una ricchezza complessiva di circa 9’000 miliardi di euro. Di questi, circa 5’000 miliardi sono investiti in attività reali (case, terreni, oggetti di valore), i restanti 4000 miliardi in attività finanziarie.

Come si vede dal grafico, che mostra come si sono evolute alcune forme di risparmio e investimento nel portafoglio degli italiani, negli ultimi anni c’è stata una fortissima contrazione dell’investimento nell’obbligazionario mentre è in netto aumento il risparmio gestito e i depositi.

I motivi? Semplici.

  • Calo dell’obbligazionario: in un mondo a tasso zero le obbligazioni sono interessanti solo per i risparmiatori più evoluti, in grado di sfruttare i momenti di volatilità e uscire al momento opportuno. I “cassettisti” non trovano molto allettante entrare in uno strumento con durata medio/lunga con rendimenti intorno all’1% : alcuni conti deposito offrono lo stesso tipo di rendimento senza dover rimanere vincolati così a lungo;
  • Aumento del Risparmio Gestito: la logica del “faccio da me” non funziona in un mercato come quello attuale: troppo complicato tirare fuori rendimento senza accollarsi grandi rischi. In molti, quindi, preferiscono lasciar fare ai professionisti investendo in fondi, polizze assicurative o gestioni patrimoniali. Alcuni di questi strumenti (come le polizze di Ramo I, ad esempio) hanno rendimenti ben più alti di quelli del mercato obbligazionario per via dei benefici contabili di cui possono usufruire i gestori. D’altra parte, il capitale investito non è quasi mai garantito se non a scadenza e, per quanto contabilmente agevolati, anche queste forme di risparmio soffrono del contesto di mercato avverso tanto che si fanno sempre più autorevoli le richieste di togliere la protezione sul capitale a scadenza sugli strumenti di  Ramo I;
  • Aumento dei depositi sui conti correnti: ad alcuni sfugge il motivo di questa dinamica che diventa però chiarissima facendo un piccolo esempio:

Marco e Lucia sono sposati da tre anni, stanno pagando il mutuo della loro abitazione e un anno fa hanno avuto Riccardo. Le spese sono tante ma nonostante questo i due ragazzi sono riusciti a mettere da parte 10’000€. Sono una famiglia che non può escludere di avere delle spese improvvise il prossimo anno né hanno un patrimonio tale da poter vincolare per un tempo lungo una parte dei propri risparmi. Decidono quindi di investire in un deposito vincolato. I tassi sono quelli che sono quindi, dopo un po’ di ricerche, Marco trova un deposito vincolato a 12 mesi all’1% lordo. Prima di investire, però, provano a stimare che interessi avranno alla fine del vincolo:

Il deposito vincolato necessita inoltre di un conto corrente con un canone mensile di 3 euro. Per un guadagno netto di meno di 20 € in un anno, Marco e Lucia decidono di non investire i propri risparmi nel deposito vincolato e di lasciarli sul proprio conto corrente.

Il caso (di fantasia) di Marco e Lucia è così peculiare?

Non credo. La perdurante crisi economica ha portato molte famiglie ad aggredire anno dopo anno i propri risparmi e a ritrovarsi in una situazione patrimoniale simile a quella di Marco e Lucia. Unito a questo, il contesto di tassi prossimi allo zero definisce un mondo del risparmio che non genera più un’utilità positiva per una parte significativa della popolazione italiana. In molti quindi decidono di non investire più i propri risparmi ma di lasciarli sul conto corrente a zero.

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