Il ragazzo del Prenestino che incontrò un Raggio di Sole

Il ragazzo del Prenestino che incontrò un Raggio di Sole

Il ragazzo del Prenestino che incontrò un Raggio di Sole

09/04/2017
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raggio di sole - incontroMi ricordo di un giovane studente di Roma, abitava sulla Prenestina, e studiava matematica a Tor Vergata. Aveva 20 anni o poco meno, castano chiaro tendente al biondo (o così amava definirsi), riflessivo e appassionato.

In quegli anni si innamorò di una studentessa al quinto anno di liceo classico, una moretta con una parlantina da bastare per entrambi. Si fidanzarono in un giorno di pioggia in ottobre e i mesi che seguirono furono così densi di emozioni e bellezza che i due giovani a stento ne reggevano il peso. Arrivò il caldo di luglio, lui finì gli esami di quell’anno e – come di consuetudine  – cominciò a cercare un lavoro per l’estate.

Era già stato commesso, impiegato, corriere…chissà cosa lo aspettava stavolta. Non lo preoccupava faticare. Dopo tutto un anno passato chino sui libri a imparare formule e dimostrazioni, lo rilassava pensare che avrebbe fatto un lavoro di schiena, muscoli e gambe.

Ma quell’anno fu diverso dagli altri. Il padre della moretta gli propose di andare a lavorare nel centro per disabili di cui curava la gestione. Raggio di Sole. L’idea non lo allettava molto: non aveva mai lavorato con gli handicappati (non amava i giri di parole, lui) e lo facevano sentire a disagio, ma la paga era migliore di quella che avrebbe ottenuto facendo il commesso in un supermercato e poi…beh… gliel’aveva chiesto il padre di lei.

Il lavoro sarebbe durato per l’intero mese di agosto e i turni sarebbero stati duri, anche di notte.

Gli altri assistenti li chiamavano ragazzi ma la maggior parte di loro sembravano ben oltre i 40 anni. Erano casi clinici molto diversi, alcuni facili a riconoscersi come la sindrome di Down, altri sembravano ritardi mentali, psico-patologie che lo studente non riconosceva. Messi così, tutti insieme, in gran numero rispetto agli operatori che erano con loro, lo studente ebbe l’impressione di essere entrato in un’altra realtà, quella dove il normale è particolare e il diverso è normale. Non aveva un incarico specifico, doveva fare quanto era necessario. “Già…”, pensò il ragazzo, “…ma COSA è necessario?”. Gli sembrò di capirlo quando uno dei ragazzi gli tirò la manica e gli chiese di accompagnarlo al bagno. “Coraggio, un po’ di stomaco e lo accompagno al bagno.” si disse.

raggio di sole - aiutamiPensava di poter rimanere lì vicino, fuori dal bagno, ad attendere che finisse. Ma il ragazzo, 50 anni suonati, occhi sbarrati e forza fuori dal comune, lo spingeva dentro insieme con lui. Quell’uomo, impaziente di andare a fare i suoi bisogni, con la mente annebbiata dalla sua malattia, non voleva un guardiano, uno fuori dalla porta. Voleva che lo studente entrasse nel bagno con lui e lo aiutasse IN TUTTO. Lo studente entrò, un po’ imbarazzato, lo aiuto a svestirsi, pulì bene il water e lo fece sedere. Quando il ragazzo ebbe finito, lo studente lo aiutò a pulirsi e lo rivestì. Prima di uscire dal bagno, il disabile mormorò un “Grazie, grazie” con lo sguardo perso nel vuoto. Gli occhi erano fissi a mezza altezza ed evitavano lo sguardo dello studente. Quel giorno lo studente accompagnò molte persone in bagno, gli sembrò un buon modo di trascorrere il turno. Era una mansione ingrata, l’odore nei bagni non poteva certo dirsi piacevole e gli altri assistenti erano ben lieti di trovare qualcuno che li sollevasse da quel compito.

Il secondo giorno cercò di imparare i nomi dei ragazzi: Carlo, Paolo, Riccardo, Paola, Fabrizio, Silvia…era così difficile ricordarli tutti!

Lentamente, l’ambiente cominciò a diventare familiare. La sensazione di tensione, così familiare all’inizio, era scomparsa ed aveva lasciato il posto ad una spensieratezza a cui aveva fatto caso solo dopo qualche giorno. Non era insolito che lo si vedesse ballare con i ragazzi, sporco in viso di colore a tempera, o fare disegni per loro o risolvere in gruppo parole crociate. Si rese conto di quello che significava veramente “Raggio di Sole”. All’inizio aveva pensato fosse una metafora che indicava al lavoro degli assistenti e del personale della struttura. Un lavoro, il loro, affettuoso e paziente in grado di far brillare un raggio di sole in queste esistenze devastate dalla malattia.

Ma non era così.

raggio di sole - aiutamiIl raggio di sole erano loro, i ragazzi. Di quei raggi di sole che fuggono dritti e sicuri dalle nubi come frecce di luce, come i fari di un palco. Di quelli che non ti accorgeresti se non ci fossero le nubi, di quelli che ti ricordano che sì, ci sono le nuvole, ma dietro brilla sempre il sole.

E così per vedere questi magnifici raggi sole, devi stare un po’ in penombra, scendere nella loro notte, avvicinarti alle nubi della loro solitudine. E fu così che lo studente cominciò ad osservare con attenzione e curiosità ogni raggio di sole. C’era Carlo, che pregava sottovoce ogni momento ma che quando si arrabbiava bestemmiava peggio di un toscano; Paolo, che controllava che tutto filasse liscio e che ti avvisava subito se qualcuno aveva bisogno di aiuto; Federico, dai modi altolocati e dall’umorismo fine; Giorgino, un siciliano alto un metro e mezzo forte come il pilone della nazionale di rugby; Fabrizio, scorbutico ma dal cuore d’oro, e tanti, tanti altri.

Le loro storie erano cariche di dolore: chi abusato, chi aveva abusato, chi devastato da violenze in famiglia, chi così dalla nascita. Erano gli stessi ragazzi a raccontare le loro nubi ma se ci stavi attento, potevi ancora vedere il sole che ci splendeva dietro.

Quello studente ero io. E la moretta è poi diventata mia moglie.

L’esperienza a Raggio di Sole mi ha cambiato la vita. Ho lavorato per Raggio di Sole anche le estati successive, prima da solo e poi con mia moglie.
Perché te li ho raccontati? Perché glielo devo, perché gli sarò sempre debitore per quello che hanno tirato fuori da quello studente di matematica di tanti anni fa.
Oggi loro hanno bisogno di me e di te, perché la Regione sempre meno aiuta queste strutture e le famiglie dei ragazzi.
Puoi donare a Raggio di Sole il tuo 5xMILLE dell’Irpef. Qui trovi le istruzioni per donare il tuo 5xMILLE.
A te non costa nulla, per loro è importante.

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