Il segreto di Salomone: VII (e ultimo) capitolo

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Abidan aveva la schiena in pezzi. E anche il polso gli doleva. Stava lavorando sull’asse della biga dalla mattina ed ora era coperto di sudore. A poca distanza Zerah, suo padre, lavorava sull’incavo della biga che avrebbe accolto l’asse. La spessa, polverosa aria del piccolo negozio non faceva che rendere le cose peggiori. Questa era la vita. Suo padre era un carpentiere e suo padre lo era stato prima di lui. La sua vita sarebbe stata impastata nel legno col duro lavoro.
Sentì un rumore di passi sulla pietra.
Era strano, pensò, sua madre non avrebbe portato il pranzo se non da lì a un’ora. Abidan si voltò ancora con gli attrezzi in mano.  Re Salomone era sulla porta.
“Mio Re,” disse il padre di Abidan.
Salomone sorrise, entrò nel negozio sporco e abbracciò il suo amico.
“È passato troppo tempo, Zerah.”
“Hai ragione, le ore troppo in fretta diventano mesi.” rispose Zerah ricambiando l’abbraccio.
“Abidan!” disse Salomone. La sua voce riempì la stanza.
“Mio Re.” il ragazzo chinò leggermente il capo, imbarazzato dal fatto che fosse madido di sudore e sporco. “Non sapevo saresti venuto.”
” Tu sei venuto molte volte nel mio palazzo, mi sembrava giusto che per una volta venissi io. E poi temo di essere stato mancante nei confronti del mio amico Zerah.”
“No, mio signore. Il tuo servo ha avuto molto più di quanto fosse possibile domandare. Da quando Abidan è venuto da te è cambiato molto. Ora lavora con diligenza, nelle ultime settimane ha insistito per alzarsi prima di me per venire al negozio presto e continua a lavorare fino a sera anche dopo che io ho smesso.”
“È così Abidan?”
“Sì, mio Re. Sto cercando di essere diligente come mi hai insegnato.”
Re Salomone annuì ma il suo sguardo si velò di tristezza. Salomone si girò verso Zerah.
“Ho portato cibo e bevande per mangiare con la tua famiglia.”
“Troppo disturbo, mio Re.” rispose Zerah.
“Sciocchezze. Ce n’è abbastanza anche per i vicini. Posso approfittare di una parte del tuo tempo per pranzare insieme?”
“Certamente mio signore.” rispose il padre di Abidan.
“E tu, Abidan, ti unirai a noi?” chiese il Re Salomone.
Abidan era indeciso. “Il mio lavoro non è ancora concluso, mio Re.”
“Capisco. Ho ancora un’ultima lezione per te, vedo che non sono arrivato troppo presto.”
“Non capisco.”
Salomone spostò alcuni utensili sulla panca e fece per sedersi.
“Lascia che prenda una sedia, mio Re.” disse il ragazzo.
“No, sto bene.”
Abidan avvampò.
“Cosa ti imbarazza, Abidan?”
“È che qui è tutto sporco, tu mio Re sei abituato a palazzi e giardini meravigliosi.” 
“Non devi mai vergognarti del tuo lavoro e del posto dove lo svolgi, Abidan. Questo posto non mi disonora, ammiro piuttosto il lavoro che qui si svolge.”
“Grazie, mio Re.”
“Io devo scusarmi con te, Abidan. Credo di averti indotto in errore. È vero che ti fermi al lavoro più a lungo di tuo padre?”
“Sì, mio signore. Abbiamo preso più commesse ultimamente.”
Salomone annuì. “Pensa al proverbio che dice: Non affannarti per accumulare ricchezze, sii intelligente e rinuncia.
Abidan non dovette decifrarne il significato. Di tutti i proverbi che il Re aveva condiviso con lui, questo era il più chiaro.
“Che cosa significa, Abidan?”
“Che non è saggio cercare la ricchezza.”
“No, Abidan. Non è male, di per sè, cercare di essere ricchi. Ma occorre saper rinunciare.”
“Non capisco, mio Re. Se non è male cercare di essere ricchi, perché dovrei saper rinunciare alla ricchezza?”
“Per vivere, Abidan. Per vivere. Non fare in modo che la tua sete di ricchezza ti porti a sacrificare tutto pur di ottenerla. Quando ero più giovane e dovevo mettermi in viaggio ero impaziente di giungere a destinazione. Solo gli anni mi hanno insegnato che il viaggio è tanto importante quanto la destinazione. Non barattare la tua famiglia, la tua vita per la ricchezza. Lavora duro, Abidan, godi del frutto del tuo lavoro ma godi anche delle persone intorno a te. Vivi i tuoi giorni e non lasciare che passino invano. Non ritorneranno.”
“Ora te lo chiedo di nuovo. Vuoi unirti a noi per festeggiare?”
Abidan lanciò uno sguardo agli utensili sparsi intorno a lui. Sarebbero stati lì anche il mattino seguente, decise, non c’era fretta. 
“Sì, mio Re. Verrò volentieri a festeggiare con voi.”
“Bene. Magari ti racconterò qualche storia su tuo padre.”
Abidan rise. “Mio Re, avrei una domanda.”
“Dimmi ragazzo.”
“È vero che hai mille mogli e concubine?”
È vero, la maggior parte sono matrimoni politici.”
“Com’è avere così tante mogli?”
“Oh, Abidan, non lo vuoi sapere.”
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Siamo quindi in chiusura, questo è l’ultimo capitolo del libro “Il segreto di Re Salomone” di Bruce Fleet. Chiuderemo in bellezza con un segreto che vale tutto il libro.
Oggi parleremo del VALORE DELL’OGGI.
Non c’è niente da fare, questo è un trappolone in cui finiamo tutti quanti: vivere l’oggi proiettati nel futuro.
Personalmente conosco due modi di stare proiettato nel futuro. Puoi sacrificare/posticipare oggi qualcosa per fare qualcos’altro che (presumibilmente) avrà un effetto nel futuro oppure essere psicologicamente concentrato sul futuro a scapito del presente.

Ci possono essere un milione di motivi per vivere proiettati nel futuro ma noi ci soffermeremo sul motivo per cui Abidan è stato ripreso da Salomone: sacrificare l’oggi per avere più ricchezze domani.

Perché siamo disposti a sacrificare qualcosa per avere più soldi?
A parte situazioni limite, ci sono essenzialmente due motivi:
  • più soldi garantiscono un tenore di vita migliore. Di conseguenza più soldi significano una casa più grande, una macchina più bella, vacanze più prestigiose e così via..
  • più soldi garantiscono un maggior successo con le persone intorno a noi. Emblematico è il payoff della campagna di Expedia “Chi viaggia fa colpo!”. Chi non vorrebbe fare colpo?
UN MIGLIORE TENORE DI VITA
Veramente misuri il tuo tenore di vita sulla base delle cose che possiedi? Ti soddisfa questa unità di misura?
Pensacsalomonei un po’ su, credi che finirai mai di desiderare di più?
Quali sono i momenti più belli della tua vita?
Sono quelli in cui hai acquistato qualcosa o piuttosto quelli in cui condividevi qualcosa, spesso neanche un oggetto, più spesso un momento, con qualcuno? Non è forse quella volta in cui parlasti veramente con tuo padre, o quella sera in cui il tuo amico si sfogò con te per quella storia finita male? Non custodisci forse gelosamente le sere in cui ascoltavi i tuoi figli fare la preghiera prima di andare a letto o quando  hai portato tua moglie fuori – rigorosamente senza bimbi – e l’hai trattata da principessa come quando eravate fidanzati, felici e squattrinati?
Troppa melassa? Forse. Ma che tu sia un inguaribile romantico o il più integerrimo dei materialisti, i tuoi ricordi migliori sono lontani anni luce dai tuoi soldi, sono legati alle persone. Non dimenticarlo mai o inseguirai tutta la vita un sogno senza accorgerti che avresti potuto viverlo.
IL SUCCESSO
Più soldi uguale più successo con le persone intorno a te.
Falso. E lo sai.
salomone-successoPiù successo uguale più ammirazione e più invidia intorno a te.
Questa è la verità. Non credo ci sia qualcuno che ami essere invidiato. L’invidia è il desiderio morboso di vedere fallire una persona per la frustrazione che si prova a vederla in una situazione migliore della propria. Dubito tu possa agognare di avere intorno persone invidiose di te.
Diverso è il discorso con l’ammirazione. Tipicamente lusinga.
Ma la vuoi veramente l’ammirazione di coloro che si lasciano ammaliare da quello che hai piuttosto che da quello che sei?
OCCHIO AL VIAGGIO
Spesso siamo così preoccupati di fare carriera, di avere più successo, di avere più soldi che non ci accorgiamo che è il viaggio la vera destinazione.
salomone-tripSiamo esseri magnifici e complessi, la nostra personalità si estende in moltissime dimensioni.
Abbiamo bisogno di coltivare i rapporti umani intorno a noi, di rispondere alle domande esistenziali che il nostro essere profondo ci pone, di fare sport, di riposare, di divertirci e di spenderci per gli altri. Quando per troppo tempo togliamo anche uno solo di questi aspetti, atrofizziamo una parte di noi stessi.  Ci roviniamo il viaggio.
Dai il massimo di te, cerca di migliorare la tua situazione economica se ci riesci, ma rimani in equilibrio. Impara a rinunciare. Impara a dire di no e i che dirai avranno valore.
Siamo quindi giunti alla fine di questo libro che ha fornito spunti molto interessanti. Come vedi, caro lettore o lettrice, Salomone ha parlato di ricchezza senza mai citare fondi o obbligazioni ma piuttosto, in una forma o nell’altra, ha parlato di saper indirizzare il proprio desiderio.
Chiudo con una citazione di Rabbi Fohrman:
Troviamo scritto nel Talmud:
Dio disse: “Figlio mio, Io ho creato la passione; e ho creato la Torah come suo antidoto.”
Questa traduzione, però, è superficiale.
Usiamo la parola antidoto come traduzione della parola ebraica tavlin. Se però entrate in un negozio e chiedete dove trovare del tavlin non vi indicheranno una farmacia ma un droghiere. Perché tavlin, letteralmente, significa spezia.
“Io ho creato la passione; e la Torah come sua spezia.”, quindi.
Ma su cosa usiamo le spezie? Le spezie si usano sulla carne.
Allora dobbiamo dedurre che la passione, il desiderio, è la carne, ciò che ci dà nutrimento, che ci permette di avere le forze per vivere la nostra vita.
Ma cosa succede se mangi carne non speziata?
Continuerà a darti nutrimento ma il sapore sarà pessimo. Per essere felice serve che tu dia una direzione ai tuoi desideri, un sapore, o la tua vita diventerà un inferno.”

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Scherzo…ahahaha! 😉

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