Nuove forme di investimento: i Piani Individuali di Risparmio

Nuove forme di investimento: i Piani Individuali di Risparmio

Nuove forme di investimento: i Piani Individuali di Risparmio

30/01/2019
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Gennaio 2017 ha visto il lancio sul mercato italiano dei PIR, i Piani Individuali di Risparmio, una nuova forma di investimento rivolta ai privati e disciplinata dalla legge di Bilancio 2016.   

Una soluzione che ha riscosso notevole successo soprattutto nella sua fase iniziale, ma che non tutti ancora conoscono. Ecco allora una breve guida per capire di cosa si tratta.

 


Cosa sono i PIR

Iniziamo con il dire che i PIR non sono una novità esclusiva del nostro Paese, ma un’opzione di investimento già utilizzata in Gran Bretagna, con l’acronimo ISAS (Individual Savings Accounts) e in Francia, con l’acronimo PEA (Plan d’Épargne en Actions).

I PIR sono formule di investimento di medio-lungo periodo composte da diversi prodotti finanziari, azioni, obbligazioni, derivati, quote OICR, che vanno a formare un portafoglio diversificato a uso dell’investitore privato.

È una soluzione destinata esclusivamente a persone fisiche e non cointestatile.

Caratteristica distintiva dei Piani Individuali di Risparmio è quella di indirizzare gli investimenti dei privati verso le imprese italiane, al fine ultimo di foraggiarle sollecitandone la ripresa.

Dal punto di vista del privato investitore i vantaggi risultano rilevanti soprattutto sul piano fiscale, nel rispetto di determinati parametri stabiliti dalle norme che regolano i PIR.

La formula dei Piani Individuali di Risparmio prevede infatti che le somme mantenute nel piano per almeno cinque anni siano esenti da tassazione sulle rendite dell’investimento.

Un vantaggio non da poco considerato che attualmente l’imposta è pari al 26% per azioni, obbligazioni e conti deposito e al 12,5% per i Titoli di Stato.

Inoltre per i PIR è prevista l’esenzione dalla tassa di successione.

Qualche dettaglio in più su regole e struttura di questa forma di investimento.

 


PIR e imprese nazionali

I Piani Individuali di Risparmio a lungo termine favoriscono le imprese nazionali perché indirizzano l’investimento secondo questi parametri:

  • Almeno il 70% del capitale che compone il PIR sarà investito in prodotti finanziari, azioni, obbligazioni di imprese italiane, oppure, se imprese europee, organizzate stabilmente nel nostro Paese.
  • Di questa quota necessariamente destinata all’imprenditoria italiana, almeno il 30% andrà investita in prodotti di piccole e medie imprese che non compaiono nell’indice FTSE Mib, ma che appartengono invece a paniere MidCap, segmento STAR, mercato AIM.

Il restante 30% del portafoglio potrà invece essere investito senza particolari vincoli rispetto a chi emette i prodotti finanziari.

L’unico elemento da tenere in conto è l’esistenza di un limite rispetto alla concentrazione dell’investimento, che si traduce nell’impossibilità di investire nei prodotti di un solo emittente più del 10% del totale.

 


Quanto è possibile investire in un PIR

I PIR sono una formula rivolta a chi è intenzionato a investire una somma che parte da un minimo di 500 euro per arrivare a un massimo di 30.000 euro l’anno.

È in ogni caso fissato per l’intero piano un limite massimo di 150.000 euro, che non può essere superato.

Si ricorda che il titolare del PIR deve essere una persona fisica residente in Italia e che non è possibile né sottoscrivere più di un piano né cointestarlo, a differenza di quanto avviene con altri strumenti di risparmio.

 


Riscattare un PIR

Riscattare il PIR prima dei cinque anni fa venir meno il principale vantaggio per il risparmiatore e punto di forza di questo strumento, ovvero l’esenzione dalla tassa sulle rendite dell’investimento.

Perdendo questo beneficio fiscale si è tenuti a versare le imposte sulle rendite non corrisposte fino a quel momento con l’aggiunta degli interessi dovuti per il versamento tardivo.

È perciò altamente sconsigliato investire in un PIR per una durata inferiore ai cinque anni ed è il motivo per cui si tratta di una formula destinata a investitori sul medio-lungo periodo e che pensano a soluzioni per il futuro della famiglia, vista anche l’assenza di tasse di successione sul prodotto.

 


PIR e risparmio gestito

Se vi state chiedendo se i PIR possono rientrare nel risparmio gestito la risposta è si: i PIR possono far parte di soluzioni di risparmio gestito, fondi comuni, assicurazioni.
Secondo i dati raccolti da Assogestioni nel primo anno di lancio del prodotto sono stati 800.000 i piccoli investitori che hanno scelto questa opzione. Il patrimonio raccolto è di circa 19 miliardi di euro a fine settembre 2018.

 

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