PIR: arrivano le nuove proposte di AMUNDI e LYXOR

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All’offerta dei Piani Individuali di Risparmio (PIR) – gli strumenti di Risparmio Gestito introdotti nella scorsa Legge di Stabilità che consentono di azzerare gli oneri fiscali in presenza di alcune condizioni (leggi qui) – si aggiungono le proposte di Amundi e Lyxor.

Entrambe le proposte vengono d’oltralpe, Amundi è infatti partecipata al 70% da Crédit Agricole mentre Lyxor è una società del gruppo Société Générale.

I nuovi arrivi: Amundi e Lyxor

Amundi distribuisce il suo PIR in  due forme: Amundi Valore Italia PIR P (con la SGR che agisce in qualità di sostituto di imposta – ISIN IT0005241465) e  Amundi Valore Italia PIR B (con il collocatore che agisce in qualità di sostituo di imposta – ISIN IT0005241440).
Il prodotto è il medesimo, cambia la forma di distribuzione. Il profilo di rischio/rendimento è pari a 5 (scala: da 1 a 7) e le spese correnti si attestano poco al di sotto di Eurizon Progetto Italia, il PIR del’omonima SGR, il meno caro della categoria.
L’indice benchmark è Barclays Euro TSY-Bills 0-6 Months Index Total Return + 2,50%.
Il prodotto della Lyxor (Lyxor FTSE Italia Mid Cap PIR – ISIN FR0011758085) è invece una novità assoluta tra i PIR. È infatti il primo PIR ETF.
Dal punto di vista dei costi non teme alcun confronto e sbaraglia la concorrenza con un irrisorio 0,50% p.a. e l’annullamento di tutti gli altri costi (KIID).
Il profilo di rischio/rendimento è 6, il più alto della categoria insieme alle proposte di Zenit (Pianeta Italia R) e Pioneer (Sviluppo Italia A).

 PIR Lyxor

 

PIR: convengono ma occorre diversificare

Da più parti sono sorte critiche a questo strumento. C’è chi lamenta commissioni troppo alte (qui) o la scarsa diversificazione geografica (qui). Queste critiche sono mitigate dall’uscita del PIR ETF della Lyxor – che permette di abbattere notevolmente le spese derivanti dall’adozione di questo tipo di strumenti – e vanno intese rivolte a chi vorrebbe concentrare tutto il proprio patrimonio su questo tipo di strumenti.

L’approccio più ragionevole a questi strumenti sembra essere quello di utilizzarli continuando a diversificare il proprio portafoglio. Per come sono stati concepiti, i PIR non permettono infatti una buona diversificazione geografica e, di conseguenza, soffrono la scarsa reattività del nostro mercato azionario. Per godere dei loro vantaggi e mitigare i rischi che li contraddistinguono, converrebbe pertanto utilizzarli in combinazione con altre forme di investimento.

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