Il segreto di Salomone: V capitolo

Il segreto di Salomone: V capitolo

Il segreto di Salomone: V capitolo

23/08/2016
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Abidan correva lungo la strada che portava al palazzo del Re Salomone. Il cielo era terso e un vento caldo soffiava su Gerusalemme. Era molto caldo, sebbene il sole non avesse ancora raggiunto lo zenith. L’estate era quasi arrivata.

“Carità, carità per i poveri.” un vecchio emaciato era seduto al lato della strada coperto di stracci. “Ragazzo, fai la carità ad un povero vecchio.” lo implorò il mendicante, ma Abidan fece una smorfia e lo superò velocemente evitando di incrociarne lo sguardo. Una scossa di gioia gli percorse le schiena, era molto felice di poter tornare dal Re e sembrava che anche Salomone trovasse piacevole la sua presenza.

Rallentò quando vide una donna con un bambino in braccio che cercava di raccogliere il contenuto della cesta di lino che portava sulla testa. Non era raro vedere donne a Gerusalemme che portavano ceste o anfore sulla testa ripiene di cibo o acqua o altre cose. La donna sembrava consumata da una destino avverso che le aveva appena assestato un altro colpo. Passò il bambino sull’altro braccio e si inchinò sul viottolo per rimettere ciò che le era caduto nella cesta mentre il vento disperdeva il resto. Abidan, le girò intorno e pi riprese a correre verso il palazzo di Salomone. Non voleva essere in ritardo per il Re.

Appena arrivò si meravigliò nel vedere che non c’era il solito servo per accoglierlo e introdurlo alla presenza del Re ma un altro, con la pelle ben più scura della sua, lo accompagnò nella Sala del Consiglio.

Passarono diversi minuti ma Salomone non arrivava. Probabilmente il Re era impegnato in un affare urgente. Il tempo passava e il dubbio cominciò a consumare Abidan. Sono forse venuto nel giorno sbagliato? Forse è stata cancellata la mia lezione di oggi? I minuti continuavano a scorrere e Abidan divenne paranoico “Ho forse fatto qualcosa che abbia offeso il Re?” bisbigliò tra sé e sé.

Aveva ormai perso il senso del tempo, non sapeva se stava aspettando da mezz’ora o da più di un’ora. Decise di aspettare, non foss’altro per dimostrare al Re quanto teneva ai loro incontri.

Finalmente ricomparve il servo che lo aveva accompagnato fin lì e gli fece cenno di seguirlo. Con sua grande sorpresa non lo condusse in giardino ma nella Sala del Trono.

Salomone sedeva sul trono e guardava corrucciato verso Abidan. Accanto al Re c’erano il mendicante e la donna con il bambino.

Il mendicante sembrava diverso, non era più curvo e debole, ma eretto e vigoroso. Mentre lo osservava meglio, Abidan si rese conto che non era altro che il servitore che era solito accompagnarlo dal Re.

“Avvicinati.” disse Salomone. La sua voce era fredda.

Abidan accennò con fatica i primi passi in avanti, le tre paia di occhi che lo scrutavano sembravano volessero attraversarlo con lo sguardo.

“E’ un piacere vederti mio Re.” accennò Abidan.

“Lo è?” rispose Salomone. “Dimmi, perché siamo qui, figlio di Zerah? Che cosa faccio in genere nella sala del trono?”

“Sua Maestà vi dispensa la sua sapienza risolvendo le controversie del popolo.”

“Perché dunque siamo qui oggi?” ripeté il Re.

“Forse questi due hanno una controversia con me?” chiese Abidan.

“Esatto, ragazzo.”

Abidan capì. “Vi ho deluso, mio Re. Mi scuso profondamente.”

“Non sono io che merito le tue scuse.” rispose duramente Salomone.

“Capisco.” Il ragazzo si alzò e offrì le proprie scuse al servitore del Re e alla donna. Entrambi risposero con un cenno della testa e, chiesto il permesso al Re, si ritirarono.

Salomone si alzò dal trono e fissò duramente Abidan, che abbassò lo sguardo. Poi si sedette su uno dei gradini di pietra che formavano la base rialzata del trono e fece cenno ad Abidan di sedersi al suo fianco.

Abidan restò in attesa del rimprovero del Re che, invece, recitò:

C’è chi offre liberamente e diventa più ricco, e c’è chi risparmia più del giusto e non fa che impoverire. Chi è benefico vivrà nell’abbondanza e chi annaffia sarà egli pure innaffiato. [Pr 11, 24-25]

Ci volle un momento perché Abidan capisse che il Re non lo stava rimproverando. Nella sua voce non c’era rabbia ma tristezza. “Dimmene il significato, Abidan.” chiese Salomone.

“Significa che non avrei dovuto voltarmi dall’altra parte con il bisognoso?”

“E cos’altro?”

“Che donare agli altri può aiutare un uomo a diventare ricco?” chiese il ragazzo.

“Ti sembra ragionevole?” chiese Salomone.

“Mi sembra strano, mio Re. Come può un uomo diventare ricco dando via quello che possiede?”

“Ci sono ricchezze del cuore, Abidan, e dell’anima. Aiutare il prossimo è parte della Legge. Non ha forse Mosè riportato tra i comandi di Dio di aiutare stranieri e vicini?”

“Sì, mio Re.”

“Accumulare ricchezze non fa ricco l’uomo ma lo rende miserabile. Capisci la differenza?”

“Credo di sì, mio Re. Ma, Maestà, io non ho soldi. Siamo una famiglia povera, non avevo monete da poter dare al mendicante – al suo servitore, intendo.”

“Non avresti potuto dedicargli un momento di rispetto? Non avresti potuto avvicinarti, dirgli che non portavi monete con te e benedirlo in nome di Dio?”

“Sì, avrei potuto. Invece ne sono fuggito per evitarlo.”

“E la donna? Lei chiedeva soldi?”

“No, mio Re.”

“Avresti potuto avvicinarti ad aiutarla a recuperare la sua cesta e a raccoglierne il contenuto.”

“Avevo paura di arrivare in ritardo al nostro incontro, mio Re.”

Salomone si accigliò. “Non mi rendi onore comportandoti da egoista ma rimanendo puntuale . Ti preferisco in ritardo ma retto piuttosto che puntuale ma concentrato sul tuo ombelico.”

“Ci sono così tanti poveri, mio Re. Come posso aiutarli tutti?”

“Non puoi Abidan, ma puoi aiutare quelli che incontri. Oggi hai incontrato due anime, potevi aiutare quelle. Abidan, se non riesci a donare quando hai poco, come riuscirai a donare quando avrai molto?”

“Capisco, mio Re.”

“Abidan, costruire la propria fortuna è una cosa buona, ma non se rifiuti di usarne una parte per aiutare gli altri. Fai quello che puoi con quello che hai e la prosperità seguirà.”

“Mio Re, intendi dire che la ricchezza si addice al generoso?”

“Ben detto. Dimenticherai questa lezione, Abidan?”

“Mai, mio Re.”

“Allora, l’imbarazzo che provi è valso allo scopo ottenuto.”

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Finalmente ce l’ho fatta!! Benvenuto nel quinto capitolo del “Segreto di Salomone”, il libro di Bruce Fleet!

 

Questo è il capitolo più bello e contro-intuitivo dell’intero libro, una vera e propria gemma che ho trovato in questo scritto, del tutto inattesa (come i più graditi regali) e preziosa (come i regali più importanti).

Oggi parleremo di DONARE.

Eeeeehhh???!!!!!! Ma non era un libro su come diventare un buon investitore??

Donare è l’investimento con il minor rischio e i dividendi più alti.
Sir John Templeton

Trovo questo capitolo così interessante che lo tradurrei parola per parola ma, mio malgrado, offrirò come di consueto solo alcuni degli spunti proposti dall’autore.

Prima di partire, però, anche l’autore si concede un piccolo preambolo per chiarire cosa c’entri l’atto di donare con la capacità di investire in modo corretto i propri risparmi e costruire un patrimonio solido.

Sono certo che qualcuno già teme che il capitolo possa essere un pippone moralistico. Stai buono. Dopo tutte le diavolerie che leggi su Linkedin su vivi-di-sogni (-e-morirai-nel-sonno), yoga tantrico (che non è un succo di frutta orientale), io-sono-il-più-fico-ma-nessuno-lo-capisce (e allora fatti una domanda e – soprattuttamente – datti una risposta) e Pokemon-Go (a proposito, chi sa dove posso trovare un Bulbasaur?), ti fai spaventare da un post sul donare? Dai, allaccia le cinture e andiamo, vedrai che troverai un paio di chicche interessanti.

Perché lavori?

Sì, la sto prendendo un po’ larga ma ci arrivo, tranquillo (questo è il preambolo, ricordi?).

“Allora, perché lavori? “

“Per raggiungere gli obiettivi che mi hai fatto disegnare nel capitolo II. Ho anche finito il pennarello rosso di mio figlio per colorare il Ferrari!”

“Bello il Ferrari, e una volta che avrai il Ferrari?”

“Beh, magari ad arrivarci! Ma se ci arrivo, allora subito dopo punto alla villa con piscina.”

“Ho sempre amato le ville con piscina, danno un tale senso di relax ed esclusività! E poi? Dimmi dimmi..”

“Beh, solo per raggiungere questi due obiettivi mi toccherà lavorare duro per trent’anni. Quando arriverò a settant’anni mi piacerebbe avere una rendita tale che possa smettere di lavorare e permettermi di girare un po’ il mondo.”

“Uh, che bello! Viaggiare è bellissimo, vedere posti nuovi, incontrare nuove culture..e poi?”

“E poi basta, morirò come tutti gli altri.”

“Eh già…e poi?”

Eh già…e poi? Non lo hai ancora capito?? E’ bello avere intorno a sé cose belle ma se le farai diventare il centro della tua vita non ti basteranno mai. Tutta la tua vita sarà un continuo agognare una vita migliore di quella che hai, senza mai goderti il presente. Un amico di Bruce Fleet, un certo Larry, anch’esso un consulente finanziario con clienti molto facoltosi chiedeva a Bruce:”Perché più della maggior parte non è mai abbastanza?”. I suoi clienti, infatti, avevano case lussuose, auto costosissime e potevano permettersi di mangiare in ristoranti esclusivi ogni volta che volevano. Ma non bastava mai! Larry si chiedeva quando quello che hai sarà abbastanza per permetterti di goderti le cose importanti della vita, come la famiglia ad esempio, senza pensare a fare più soldi di quanti tu già non abbia.

E, tornando a parlare di pianificazione finanziaria e di finanza comportamentale, a cosa porta il desiderio smodato di ricchezza? Te lo dico io: a prendere decisioni finanziarie avventate.

Come vedi, il risparmio, la pianificazione finanziaria sono legati strettamente alle tue attitudini, al tuo modo di rapportarti con i tuoi desideri.

Fleet riporta a questo proposito un’esperienza personale in cui, ammaliato dalla prospettiva di diventare CEO di una start-up che prometteva grandi introiti, si ritrovò, per circostanze del tutto esogene, a veder fallire il progetto, di per sé solidissimo, e, insieme al progetto, veder sparire 1,5 milioni di dollari investiti da lui stesso.

Tutto questo capitolo sarà dedicato proprio a questo: a fare in modo che tu comprenda che per essere un buon investitore e un buon amministratore delle tue ricchezze non devi porle al primo posto. Esse sono un mezzo e non lo scopo.

E comunque, per rispondere alla domanda: ”Perché lavori?” che ne pensi della prospettiva di S. Paolo “Lavora, perché tu abbia qualcosa da dare.” [Ef 4,28]?

Gratitudine

Mi ricordo un colloquio di lavoro in cui la selezionatrice rimase colpita dal fatto che continuavo a ripetere che il merito dei miei risultati accademici e del successo che ha poi avuto la mia tesi io lo attribuissi alla mia famiglia, alla mia fidanzata (ora mia moglie) e al contesto che mi circondava. Mi ricordo che mi diceva: ”Va bene il contesto, ma anche tu ci avrai messo del tuo! Ti sarai impegnato, no?”. Beh, ovvio che mi sia impegnato, ma in quel periodo della mia vita avevo da poco realizzato che aver avuto una vita familiare e sentimentale stabile e serena mi aveva aiutato moltissimo a gestire lo stress derivante dallo studio. Mi ricordo di un mio collega universitario, un brillante matematico, che a causa di problemi sentimentali non riuscì a dare esami per diversi anni e questo poi si ripercosse inevitabilmente sulla sua vita lavorativa. C’era anche un altro collega che, sebbene dotato di un intuito eccezionale, non era stato cresciuto come me in una famiglia numerosa in cui l’impegno e il duro lavoro erano virtù da coltivare ma era stato abituato ad ottenere presto e velocemente tutto quello che desiderava. Questo mio collega si presentava agli esami senza aver mai studiato da solo ma semplicemente avendo ascoltato ripetere altri colleghi (pensate che intelligenza formidabile!!). Soltanto ascoltando riusciva a superare gli esami anche se spesso non con il massimo dei voti. Purtroppo, quindi, non riuscì a laurearsi né in tempo né col il massimo.

Che tu creda in Dio, nel destino, nel caso, in Winnie The Pooh o in Spiderman, non puoi negare che una fetta sostanziosa di quello che sei ora, di ciò che hai ora, sia dovuto al contesto dal quale provieni, del quale non hai nessun merito. Ti è stato regalato. Pensa a cosa sarebbe stato di te, esattamente come sei ora, con le tue capacità, se fossi nato in un paese dilaniato dalla guerra.

Per questo, non smettere mai di provare gratitudine. E questa gratitudine, se sincera, ti porterà naturalmente a chiederti se puoi fare qualcosa per contraccambiare. E così, donare diventa un passo non solo naturale ma necessario.

Questione di attitudine

Come abbiamo già visto nel primo capitolo e anche nel quarto quando parlavamo di finanza comportamentale, quando parliamo di iniziare a risparmiare il primo ostacolo che abbiamo innanzi è proprio quello di modificare la nostra forma mentis – “Risparmierò quando guadagnerò di più”.

Imparare a donare fa parte di questa “terapia” e serve a mettere tutti i tasselli nel giusto ordine e a non permettere che sia “avere più soldi” lo scopo del nostro investire o lavorare. Abbiamo già visto che cercare spasmodicamente un tenore di vita migliore porta inevitabilmente a decisioni finanziarie avventate e ad una fame insaziabile. Warren Buffet, uno delle persone più ricche del pianeta, vive nella stessa casa che ha acquistato nel 1958 a 31’500 $. Potrebbe permettersi di mangiare ogni giorno in ristoranti lussuosi ma è un tipo da panino e Coca-Cola. Non ha un cellulare e guida una Cadillac DTS. Non si tratta di fare i pecoroni e di tentare di imitare la vita di un uomo – seppur di successo – si tratta di capire, perché un uomo così ricco conduce una vita così sobria? La risposta non può essere che una sola: ha quello che desidera e non desidera ciò che non ha – o lo avrebbe già.

Scegliete quindi con cura il vostro consulente finanziario in modo che sia un esperto di vita oltreché di soldi. Saprà così consigliarvi non solo dove investire ma come farlo in modo sano per la vostra vita.

Se non stai già donando, comincia e fai in modo di poter ammirare ciò che rende possibile il tuo contributo, per piccolo che sia. Vedrai che non tornerai indietro.

Quanto donare?

Partiamo con un’affermazione forte: puoi donare in qualsiasi situazione finanziaria tu sia. Questo però non risolve il problema di quanto donare.

Per aiutarti, ti lascio con una (meravigliosa – ma ardua) regola del pollice del celeberrimo poeta inglese C.S. Lewis:

Io non credo che un uomo possa determinare a priori quanto donare. Temo che l’unica regola sicura sia quella di donare più di quanto sopravanza. In altre parole, se le nostre spese in confort, lussi, divertimenti etc. è sopra il comune standard tra coloro che guadagnano quanto noi, stiamo probabilmente donando troppo poco. Se quando doniamo non sentiamo alcuno stimolo a non farlo, o alcuna ritrosia, allora probabilmente stiamo donando troppo poco. Ci devono essere cose che vorremmo fare ma non possiamo fare perché abbiamo deciso, invece, di donare. C.S. Lewis

Ah, quasi dimenticavo. Quando doni, non sei solo:

Andrew Carnegie: 297.8 mld di dollari per finanziare educazione, istruzione scienza ed ecologia

Warren Buffet: donati 37 mld di dollari alla Bill and Melinda Gates foundation

Bill e Melinda Gates: donati finora 28 mld di dollari per progetti umanitari

Carlos Slim: 8 mld di dollari donati su progetti educativi e culturali

Gordon Moore: 6.8 mld di dollari per la conservazione dell’ambiente, al scienza e lo sviluppo della Bay Area di San Francisco

Chuck Feeney: 6.3 mld di dollari (praticamente tutto il suo patrimonio) per finanziare istruzione, scienza, sanità, diritti civili

Geeorge Kaiser: 4 mld di dollari per progetti a sostegno della povertà infantile

Eli e Edythe Broad: 3.5 mld di dollari per progetti educativi

Micheal Bloomberg: 2.4 mld di dollari per campagne contro il fumo e progetti artistici, legati all’innovazione e all’ambiente

Per rimanere in Italia, consiglio questa pagina di Wikipedia in cui troviamo i nomi dei più grandi filantropi italiani.

E questi sono solo alcuni….!!

 

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